leggere, ascoltare, vedere, pensare, sognare . . .
Nata a Roma nel 1966 Alessandra Celletti è una pianista di formazione classica che si è messa in luce per le sue interpretazioni di autori come Satie, Glass, Ravel e Debussy. L'anno passato invece ha inciso un disco davvero molto bello di musiche originali dal titolo "Chi mi darà le ali" che ha riscosso un buon gradimento di critica e di pubblico. Una "preghiera in musica" di indubbio fascino che merita d'essere ascoltata. Le ho chiesto di raccontarci qualcosa di questo disco, dei suoi progetti e della musica in generale. Il risultato - credo interessante - di questo dialogo potete leggerlo di seguito. Buona lettura.
***
1. Cara Alessandra ti ringrazio per aver deciso di dedicare il tuo tempo a questa piccola intervista, e proprio dall'uso del tuo tempo vorrei iniziare questa chiacchierata chiedendoti a che progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Sono felice che inizi proprio con questa domanda… E’ un periodo molto particolare per me dal punto di vista artistico… Un periodo al tempo stesso difficile e affascinante poiché mi sto muovendo in un territorio che mi è davvero sconosciuto... Tutto è nato dalla recente idea di realizzare un progetto per pianoforte, batteria e voce… Ho iniziato a comporre delle musiche su dei testi che ha scritto per me Renzo Pin utilizzando le parole “di un angelo”. Ad un tratto ho sentito un desiderio molto grande di usare la mia stessa voce per le parti cantate. Il punto è che io non sono una cantante e così è cominciata una vera e propria avventura alla scoperta della mia voce…E’ un viaggio interessante che mi sta regalando momenti di grande emozione ed anche momenti di difficoltà…La voce è qualche cosa di veramente profondo che ha a che fare non solo con la tecnica, ma soprattutto con l’emotività, con il coraggio, con la fiducia in se stessi… E’ molto interessante perché sto applicando allo studio della voce lo stesso tipo di attenzione che per anni ho dedicato al pianoforte, cercandone soprattutto i colori. Non so il risultato che verrà fuori, sarà una vera sorpresa prima di tutti per me. Ma per l’uscita di questo cd immagino che ci vorrà ancora del tempo. Al contrario di “Chi mi darà le ali” che è nato di getto, quasi come un’improvvisazione, vorrei vivere questo lavoro come un lungo viaggio. Avere il tempo di riflettere, di fare dei tentativi, di cambiare…Ti dico una cosa molto “intima” e forse irrazionale…Ad un certo punto ho sentito che il canto è il solo modo per far sentire la nostra voce a chi non c’è più…E’ una possibilità meravigliosa.
Ma prima di questo uscirà un mio album di suites per pianoforte che ho già registrato per la Kha Record’s qualche mese fa. E’ un lavoro molto più razionale nel quale i brani sono costruiti con strutture semplici e melodie dirette. Si intitolerà “The Golden Fly”…Adoro volare (ho avuto anche un brevetto di pilota di aliante) e così il pensiero delle ali c’è sempre!
2. Bruno Munari disse : "Ognuno vuol ritrovare il proprio mondo riflesso in un'opera d'arte, l'artista lavora tutta la vita per farvi conoscere il suo mondo". Il titolo di questo teorema era incomprensione. Cosa ne pensi? È vero?
Condivido il pensiero di Bruno Munari ma esattamente al contrario. Io ribalterei il teorema e lo intitolerei “comprensione”:. Direi piuttosto che l’artista dedica tutta la vita a conoscere egli stesso il suo mondo. Ogni volta che io finisco un lavoro, indipendentemente dal risultato, indipendentemente dal reale valore artistico, provo una sensazione di meraviglia per aver scoperto una piccola parte di me. Poi la cosa ancora più bella è poter condividere questa sorpresa, questa scoperta con gli altri. Io sono molto fiduciosa nella possibilità di un diaologo vero, di una comprensione reale…penso che in un’opera, in particolare in un’opera musicale, si imprimono insieme alle note anche tutte le emozioni e i pensieri più nascosti dell’autore e penso che un’ascoltatore sensibile e attento non possa fraintendere.
3. La musica è una parte fondamentale della tua vita. Componi, interpreti, ma sicuramente ascolti. Quali musicisti in particolare popolano la tua cdteca e perché?
Se devo essere sincera non ho una grandissima quantità di cd. Ne ho comunque alcuni e a quelli sono molto legata. In prima fila ho tutte le interpretazioni di Arturo Benedetti Michelangeli, da Galuppi a Chopin, a Debussy, e accanto le spettacolari Variazioni Goldberg di Bach suonate da Glenn Gould… Non sarò molto originale nella scelta ma trovo che questi due interpreti, per certi versi agli opposti, siano allo stesso modo molto vicini ad un “assoluto”. Continuando a curiosare tra i miei cd ecco qua Alina di Arvo Part, di cui mi affascinano i tempi lenti e sospesi. Mi interessa la circolarità anche un certo tipo di “monotonia”, ma mi piace anche il rock e mi emoziono ogni volta che ascolto la voce intensa di Nick Cave, che è forse il mio cantante “del cuore” e di cui ho quasi tutti i dischi. E poi ho anche qualche LP: sono molto affezionata alle canzoni “pop” di Brian Eno, a Berlin di Lou Reed o ad Hunky Dory di David Bowie, vecchi dischi che ascoltavo quando avevo suppergiù 15 anni, e che mi sembravano una vera ribellione a certe rigidità accademiche…
4. Dalla tua biografia si apprende che i tuoi studi musicali hanno avuto una matrice fondamentalmente classica con una particolare attenzione a Debussy, Ravel e Satie. Allo stesso tempo però ti sei dedicata allo studio del contemporaneo P. Glass, inoltre il tuo ultimo album è dedicato a Gurdjeff tradendo un'attenzione particolare verso il novecento. Non mancano poi collaborazioni "anomale" come quella con gli Agricantus, le interpretazioni di musicisti come Scott Joplin, interesse verso l'elettronica, una passione per l'arte in genere …. Insomma l'impressione che si trae da tutto ciò è di una personalità che ama spaziare in libertà senza pregiudizi e steccati seguendo l'ordine della propria sensibilità. Secondo me questa tua caratteristica si rispecchia anche nella musica di "Chi mi darà le ali" che, anche per la sua spiritualità, l'ampio respiro difficilmente può essere imprigionata da una semplice etichetta o da generiche classificazioni. Eppure molti parlando di questo disco si sono riferiti semplicisticamente al minimalismo. Secondo te questa collocazione è corretta o no?
Lo vedi come è facile essere capiti? Mi sento proprio così: “una personalità che ama spaziare in libertà”…Questa è la cosa più importante e più bella che mi sento di avere anche se la difficoltà di essere etichettata e classificata in un genere ben definito a volte mi si rivolta contro. Ad esempio spesso gli organizzatori hanno dei problemi ad inserirmi in un particolare Festival o rassegna musicale non riuscendo bene ad identificarmi in una precisa categoria. Certamente la definizione di “minimalista” inquadra solo in parte la mia poetica musicale dove confluiscono e si fondono molte più influenze, dall’amore per la musica impressionista a qualche slancio romantico… ma ben venga questa semplificazione: quello che conta è che la musica abbia la possibilità di diffondersi.
5. A conferma di questa tua tendenza a spaziare nel libretto di "Chi mi darà le ali" si ritrova una citazione di una frase meravigliosa di Pier Paolo Pasolini:
"In tutta la mia vita non ho mai esercitato un atto di violenza né fisica né morale. Non perché io sia fanaticamene per la non violenza. La quale, se è una forma di autocostrizione idelogica è anch'essa violenza. Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza nè fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura, cioé alla mia cultura".
Queste parole per me rappresentano una sorta di preghiera laica e interiore che si lega ai contenuti spirituali/religiosi/musicali del disco. Vuoi dirci il perché di questa citazione?
Vedi? Un’altra volta hai “indovinato” perfettamente il mio intento. La composizione di "Chi mi darà le ali" è nata da una frase del Salmo 55 “Chi mi darà le ali, come di colomba per volare lontano e trovare riposo”? Ho messo in musica i sentimenti che mi sono stati “dettati” da una preghiera… Una preghiera molto intensa e complessa di un uomo “ferito” e solo che si rivolge a Dio. In un certo senso "Chi mi darà le ali" è una composizione “religiosa”. Ma volevo anche poter aprire le braccia in una visione più ampia. Ho il terrore della religione quando questa serve a separare anziché ad unire e per questo ho inserito nel libretto la frase che hai citato. Ho immaginato queste parole come un controcanto laico al testo del Salmo. E poi sono molto legata a Pier Paolo Pasolini. Quando fu ucciso io avevo dieci anni e quell’episodio mi colpì profondamente.
6. Oltre ad essere una compositrice sei anche un'interprete come abbiamo visto. Sono due approcci differenti con la musica, tu come li affronti?
Il problema dell’interpretazione musicale è molto complesso: ci può essere l’ approccio filologico di chi cerca di recuperare fedelmente ogni particolare anche “storico” dell’autore da eseguire per cercare di riproporre il più fedelmente possibile la sonorità di quel compositore… E’ un approccio possibile e certamente valido, ma io preferisco “interpretare i sogni” più che la realtà. Nel senso che quando mi accosto ad un autore cerco di sintonizzarmi sulla sua emotività piuttosto che sulla sua situazione “reale”. Di immedesimarmi nei desideri piuttosto che nella condizione “visibile”. Per questo quando ho interpretato un autore come Scott Joplin ho cercato di recuperare il suo sogno di essere riconosciuto “un classico” e di essere eseguito in una sala da concerto alla pari di Chopin …o quando ho interpretato Glass ho cercato di capire la valenza sentimentale che il compositore americano dà alla matematica…
7. Come vivi i concerti dal vivo e il rapporto con il pubblico?
Suonare dal vivo è un’esperienza molto intensa e ogni volta diversa. A differenza della registrazione in studio dove si cerca un’interpretazione “ideale” in una sala da concerto tutto diventa parte dell’esecuzione musicale…il timbro del pianoforte, l’acustica dell’ambiente, ma anche la luce che si riflette e addirittura lo sguardo di ogni singola persona. Un concerto è una vera e propria alchimia.
8. Di solito mi piace sempre concludere chiedendo all'intervistato qualche consiglio musicale. Vuoi dirci allora i cinque dischi più significativi per te e che ci suggerisci di ascoltare?
- Alina di Arvo Part
- No more shall we part di Nick Cave
- Concerto per pianoforte e Orchestra di Ravel eseguito da Arturo Benedetti Michelangeli
- Variazioni Golberg di Bach eseguite da Glenn Gould
- Anime salve di Fabrizio de Andrè
- Bright Red – Tightrope di Laurie Anderson
- Vrioon di Alva Noto e Sakamoto
- Micah P. Hinson and the Gospel of Process
Grazie Alessandra

kappa_pera in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi turchesi
gulliveriana in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi turchesi
astime in Lampi turchesi
utente anonimo in Retorica
visitato *loading* volte
| Blog: |
| burning bright |
Topics: |
| music, policy |