leggere, ascoltare, vedere, pensare, sognare . . .
Dopo una dura giornata di lavoro ieri sera ho pensato di fare due passi al centro della mia cittadina, così... tanto per respirare un po' e rilassarmi vagando senza una meta. Purtroppo - come direbbe Tardelli - non ci sono riuscito granché, perché dopo pochi passi ho dovuto mio malgrado ammirare la città ricoperta di cartelloni elettorali freschi di stampa. Volti giganteschi seriosi, sognanti, sorridenti o fiduciosi che mi squadravano da capo a piedi implorando un voto ora per il cambiamento, ora per la sicurezza, ora per le famiglie, ora per la giustizia. <<Perché ora?>>
Nel mentre Rachele cantava...
Ciao,che fai? mi vuoi?
ok,ti va?
di qua,ci sei? ne fai miracoli..
reciti bene
La colonna sonora mi sembrava ironica, così ho spento l'Ipod, perché non avevo voglia di sorridere, né tantomeno di continuare a pensare alle richieste di quei volti sui cartelloni. Così ho continuato ad andare a zonzo, finché mi sono soffermato a guardare con attenzione la vetrina di un pizzicagnolo curata come quella di una gioielleria. Scelto il mio diamante di formaggio sono entrato per comprarlo. La clientela in attesa al bancone discuteva - ahimé - di politica: <<...oni ha detto>>, <<...oni ha fatto>>, <<...oni siamo>>, <<...oni sono>>. Mi faceva uno strano effetto sentire sempre le stesse parole, gli stessi argomenti, gli stessi nomi, le stesse rime. Che brutta recita. Ma chi ha scritto la sceneggiatura? Un pensiero imperativo: <<Non entrare in discussione>>
<<Sì quello, me ne dia quattro etti, grazie>>. Ho pagato e sono uscito dal negozio sollevato e chiedendomi <<riuscirò a salvarmi dalla campagna elettorale? riuscirò a resisterle oggi?>>. Manco detto e incrocio un ex collega dell'università, ciellino, che ho sempre considerato poco più che un coglione. Credo che lui ricambi da sempre ed allo stesso modo la mia stima nei suoi confronti, per questo ogni volta ci evitiamo con piacere: un saluto da lontano, un cenno con la testa rispettoso, formale e vicendevolmente ipocrita.
Stavolta però mi è venuto incontro sorridente e capisco. <<Allora da che parte stai in questa campagna?>> ha esordito senza un ciao <<Mah... boh... vedremo>> tagliando corto. <<Io sto appoggiando il movimento di Ferrara>> ha replicato con un tono entusiasta. Cosa rispondere? 'Sticazzi? Ecchisene? Peggio per te? Per poi passare un'ora a discutere con questo elemento? No. <<Chi?>> cascando dalle nuvole. <<Ferrara, Giuliano Ferrara, non pigliarmi per il culo>>. Ho cercato di non ridergli in faccia, poi ho replicato <<No figurati, non era mia intenzione e la domanda ti assicuro che è lecita: "Chi è Ferrara?" Il direttore de "Il foglio", l'ex ministro dei rapporti con il Parlamento del governo Berlusconi, l'autore di "Ai comunisti. Lettere da un traditore", l'opinionista di "Otto e mezzo", l'esponente della TV Trash, il bambino che stava sulle ginocchia di Togliatti? Chi? Ce ne sono altri? Mi sono perso qualche puntata?>>
<<Tanto lo so dove vuoi andare a parare... le solite stronzate>>
<<Ecco lo hai detto, le solite stronzate, vedi che siamo d'accordo. Dai scappo che è tardi, c'è la partita, semmai mi racconti meglio la prossima volta>> l'ho liquidato come il coglione che è, mi ha salutato senza il sorriso d'esordio e me ne sono andato pensando <Per fortuna non siamo arrivati a parlare della castrazione, quel che si dice culo>>,
ho riacceso l'Ipod
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