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Rispetto alle politiche di un anno fa le elezioni europee evidenziano la vittoria dell'Italia dei valori e del partito dell'astensione. Il volume dei voti del movimento di Di Pietro raddoppia in termini percentuali per l'incremento di oltre 800,000 voti. Gli astensionisti aumentano di quasi sei milioni rispetto al 2008. Si registra un aumento anche dei movimenti della sinistra c.d. radicale. Ricordiamo che alle scorse consultazioni politiche i movimenti e partiti di quest'area erano riuniti in un cartello elettorale (Sinistra Arcoblaeno) che prese poco più di 1,100,000 voti.
La Lega Nord, glorificata da quasi tutti i media, cresce in incidenza - su una base di voti minore - di quasi due punti percentuali per complessivi 100,000 voti. Un buon risultato certo, ma non eclatante come appare dai giornali, perché in sostanza il partito di bossi e maroni conferma con poche alterazioni la sua forza elettorale. Se poi si inquadra questo risultato nel contesto di crescita della destra europea, anche di stampo xenofobo, razzista, antieuropeo e anti-integrazione, è possibile azzardare un giudizio negativo per la Lega che in un contesto globale faverevole alle sue "politiche" non è riuscita ad ottenere che 100,000 voti in più rispetto al 2008.
Per quel che concerne l'UDC si registra un risultato deludente con una perdita di 50,000 voti rispetto alle politiche. L'UDC può aspirare a porsi come ago della bilancia, sempre che il referendum elettorale non le tagli la strada. Di certo lontanissima appare l'ipotesi di costruzione di un centro slegato dalla destra alternativo al centrosinistra.
Rimangono da analizzare i risultati dei maggiori partiti. Il PDL perde quasi tre milioni di voti e non sfonda come aveva previsto. Le ragioni? Le vicende personali e giudiziarie del premier probabiolmente hanno influito, forse bisognerebbe rivalutare l'anti-berlusconismo. Comunque dalle urne esce ridimensionata la figura del leader PDL, Mr. B, che imputa il cattivo risultato all'astensionismo elevato. Astensionismo che deve aver danneggiato anche il PD che, tenendo conto dell'apparentamento con i radicali alle lezioni del 2008, perde più di tre milioni di voti. E' vero che circa la metà di questi appare essersi riversata su sinistra radicale e italia dei valori, quindi rimanendo patrimonio di opposizione al governo secondo la logica dei vasi incomunicanti, ma rimane una grossa parte di voti mancati per astensione. Il bicchiere mezzo pieno è considerare che in un contesto molto sfavorevole (Italiano e Europeo) il progetto politico del PD è rimasto in piedi. Anzi per certi versi può rappresentare un riferimento per rivedere il ruolo dei progressisti-socialisti-riformisti europei, magari con la creazione di un nuovo gruppo parlamentare.
Se in conclusione si considera come più rilevante la variabile dell'astensionismo è possibile dire che rispetto a un anno fa è cambiato poco nei due schieramenti, se non in relazione ai rapporti di forza PD e IDV. In merito sarà necessario per il centrosimistra aprire un dialogo per la costruzione di un'alternativa di governo da subito con Di Pietro, da cui non si deve prescindere, e nel contempo avviare una politica più orientata a sinistra per recuperare delusi e astensionisti.

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