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martedì, 09 giugno 2009
Un'altra analisi del voto delle europee

Rispetto alle politiche di un anno fa le elezioni europee evidenziano la vittoria dell'Italia dei valori e del partito dell'astensione. Il volume dei voti del movimento di Di Pietro raddoppia in termini percentuali per l'incremento di oltre 800,000 voti. Gli astensionisti aumentano di quasi sei milioni rispetto al 2008. Si registra un aumento anche dei movimenti della sinistra c.d. radicale. Ricordiamo che alle scorse consultazioni politiche i movimenti e partiti di quest'area erano riuniti in un cartello elettorale (Sinistra Arcoblaeno) che prese poco più di 1,100,000 voti.

La Lega Nord, glorificata da quasi tutti i media, cresce in incidenza - su una base di voti minore - di quasi due punti percentuali per complessivi 100,000 voti. Un buon risultato certo, ma non eclatante come appare dai giornali, perché in sostanza il partito di bossi e maroni conferma con poche alterazioni la sua forza elettorale. Se poi si inquadra questo risultato nel contesto di crescita della destra europea, anche di stampo xenofobo, razzista, antieuropeo e anti-integrazione, è possibile azzardare un giudizio negativo per la Lega che in un contesto globale faverevole alle sue "politiche" non è riuscita ad ottenere che 100,000 voti in più rispetto al 2008.

Per quel che concerne l'UDC si registra un risultato deludente con una perdita di 50,000 voti rispetto alle politiche. L'UDC può aspirare a porsi come ago della bilancia, sempre che il referendum elettorale non le tagli la strada. Di certo lontanissima appare l'ipotesi di costruzione di un centro slegato dalla destra alternativo al centrosinistra.

Rimangono da analizzare i risultati dei maggiori partiti. Il PDL perde quasi tre milioni di voti e non sfonda come aveva previsto. Le ragioni? Le vicende personali e giudiziarie del premier probabiolmente hanno influito, forse bisognerebbe rivalutare l'anti-berlusconismo. Comunque dalle urne  esce ridimensionata la figura del leader PDL, Mr. B, che imputa il cattivo risultato all'astensionismo elevato. Astensionismo che deve aver danneggiato anche il PD che, tenendo conto dell'apparentamento con i radicali alle lezioni del 2008, perde più di tre milioni di voti. E' vero che circa la metà di questi appare essersi riversata su sinistra radicale e italia dei valori, quindi rimanendo patrimonio di opposizione al governo secondo la logica dei vasi incomunicanti, ma rimane una grossa parte di voti mancati per astensione. Il bicchiere mezzo pieno è considerare che in un contesto molto sfavorevole (Italiano e Europeo) il progetto politico del PD è rimasto in piedi. Anzi per certi versi può rappresentare un riferimento per rivedere il ruolo dei progressisti-socialisti-riformisti europei, magari con la creazione di un nuovo gruppo parlamentare.

Se in conclusione si considera come più rilevante la variabile dell'astensionismo è possibile dire che rispetto a un anno fa è cambiato poco nei due schieramenti, se non in relazione ai rapporti di forza PD e IDV. In merito sarà necessario per il centrosimistra aprire un dialogo per la costruzione di un'alternativa di governo da subito con Di Pietro, da cui non si deve prescindere, e nel contempo avviare una politica più orientata a sinistra per recuperare delusi e astensionisti. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti
#1    10 Giugno 2009 - 08:48
 
Non sono molto d'accordo con l'analisi, in mezzo ad una grande recessione, con gli scandali sorti pre-elezioni su Berlusconi, con il pdl al governo, mettere in risalto il fatto che abbiano perso una quota di elettori è marginale rispetto al fatto che hanno tenuto botta alla grande. Il rischio di un plebiscito pareva alto e quasi annunciato, per fortuna non c'è stato, però il margine tra pdl e pd è gigantesco e la lega ha preso veramente una baraonda di voti.
utente anonimo

#2    10 Giugno 2009 - 08:49
 
ah, quello sopra sono io,
un saluto
Lorenzo M.
utente anonimo

#3    10 Giugno 2009 - 11:10
 
Beh la quota di elettori persi dal PDL in valore assoluto non è marginale Lorenzo, attenzione a non farsi ingannare dalle percentuali. Stiamo parlando di qualche milone di voti. E allo stesso modo la crescita della lega è vera in percentuale ma si ridimensiona se guardi al voto in valore assoluto, perché passano da tre milioni a tre milioni e cento, non è uno sfondamento. Ciao
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ruckert

#4    10 Giugno 2009 - 11:34
 
Si, ma il valore assoluto non è molto indicativo vista la percentuale di astensionismo, percentuale che non può essere accreditata a nessuno schieramento politico credo (e quindi non si può secondo me dire chi abbia danneggiato).

Il pd deve assolutamente rafforzare la sua identità, altrimenti è la fine, deve trovare qualche volto nuovo e incisivo, finire di dar l'idea di essere un carrozzone di vecchie facce e può farcela, per esempio qui nel nord-est di volti nuovi a livello locale e non se ne vedono, e il trionfo della giovane Debora Serracchiani (ha preso più voti di Berlusconi, ha solo 39 anni) in Friuli fa ben sperare.

P.s.: L'Italia è uno dei pochi paesi occidentali in cui i leader politici non puntano su internet come punto di forza e tema di discussione e di sviluppo, potrebbe essere uno dei punti cruciali sui quali il pd può basare il suo percorso futuro. Ipotizzo.

P.p.s.: La lega che fa più del 10 per cento per le EUROPEE è un ossimoro insopportabile.

Lorenzo

utente anonimo

#5    10 Giugno 2009 - 14:29
 
ma sì che si può dire Lorenzo, l'astensionismo ha danneggiato proprio PDL e PD. Lo confemano gli analisti e allo stesso tempo i numeri complessivi dell'astensione. Questa comunque merita una valutazione come partito maggiormente in crescita.
Semmai sull'astensionismo si può dire che le europee radicalizzano meno delle politiche. Ecco perché secondo me è cambiato poco e niente rispetto a un anno fa. Sostanzialmente penso che votando oggi alle politiche il PDL prenderebbe molti più voti (fra il 37 e 40), ma anche il PD crescerebbe (32-34). Però risulterebbe perdente ugualmente.
Il PD è destinato a perdere finché non realizza una rete di ampie alleanze eterogenee, con l'obiettivo di diminuire le diversità nel medio lungo periodo. Deve insomma unire le diversità, perché difficilmente eroderà il patrimonio del centrodx. Dire che lastagione delle alleanze eterogenee è finita è una stronzata che porterà sempre di più alla sconfitta.
Poi va bene internet, ma bisogna che il PD lavori sul territorio. Togliatti diceva una sezione per ogni chiesa. Internet è qualcosa in più, qualcosa da usare con forza e intelligenza ma non può sostituirsi alla territorialità. Guarda la Lega come è presente sul territorio, e lo stesso PDL unisce una forza organizzativa territoriale (in parte ereditata da AN) al potere mediativo e economico di Forza Italia. Pensa che Margherita e DS non hanno conferito al PD i beni immobili, quindi in molte città (sassari compresa) il PD non ha nemmeno una sede provinciale. Il partito snello va bene, il partito nullo va male.
Tieni conto poi che la struttura organizzativa decentrata permette di annullare decisioni (sbagliate) del vertice come queste ulltime dei capolista alle eurpee (Berlinguer!)
Insomma c'è molto da lavorare perché senza partito, senza struttura, senza organizzazione, non si trova modo di fare ricambio. Poi ci vorrebbe anche passione e determinazione ma questo è un discorso più lungo.
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