leggere, ascoltare, vedere, pensare, sognare . . .
Navigo in rete prima di buttarmi a letto perché ancora non ho sonno. Dovrò svegliarmi presto e ancora non so se dormirò. Gmail, splinder, repubblica, facebook, debaser, un paio di blog musicali e il tempo se ne va, senza affanni, il sonno sta per giungere. Poi leggo che è morto John Martin e mi dispiace. Mi consola pensare che forse adesso canta "Solid air" con Nick Drake.
Natale è già alle spalle e mancano pochi giorni alla fine di questo anno bisestile, che, una volta archiviato, pochi, credo, rimpiangeranno. Gli analisti per renderci amaro il brindisi di San Silvestro già profetizzano che il 2009 sarà anche peggio. Cazzo se sono così abili nelle profezie potevano avvertirci prima, ecco perché non li ascolterò. Comincerò così il 2009 all'insegna dell'ottimismo.. oh dio, insomma, non vorrei esagerare adesso, diciamo allora all'insegna del non pessimismo. E non sarà facile, lo so già. Incombe la campagna elettorale regionale, (Sardegna, quella dei quattro mori, quella devastata dalla diisoccupazione e dalla presenza estiva di Briatore, avete presente?). Ecco allora che si sentono decine di arrotini affilare i coltelli, sarà un carnevale conflittuale, giusto per usare un eufemismo, mi consolerò con le frijiolas. Qualcuno - lo so già, c'è sempre qualcuno che fa una domanda che ti aspetti - mi domanderà "ma come cazzo fai a sostenere Renato Soru?", beh sinceramente sulla piazza non c'è niente di meglio ora, di peggio sì (eccome). La politica del tanto meglio, tanto peggio non ha mai dato grandi risultati, ma speriamo che almeno non faccia danni. E poi Soru da anni è l'unico che ha dato un'impronta alla politica regionale, sì poi avrà fatto anche delle cazzate (non poche) ma nell'insieme il bilancio politico (ah che locuzione cool benché abusata) è psitivo.
Poi avremo le elezioni europee e noi in Sardegna come al solito non riusciremo ad eleggere un rappresentante decente al Parlamento Europeo. Di certo non voteremo per le politiche, ma dall'aria che tira un paio di manifestazioni in piazza non ce le toglie nessuno, porca miseria. Già mi vedo con la mia bella bandierina e fischietto insieme a tanti altri a cercare di rompere un po' i coglioni ... speriamo che serva ...
L'anno che verrà sarà diverso e uguale a quelli che lo hanno preceduto insomma, forse l'unica è cercare di evitare il più possibile avvelenamenti al fegato, così tanto per iniziare farò il fioretto di non guardare più il tg1... mi restano ormai disponibili solo tg la sette, tg 3 e sky nius 24... un massacro.... ma meno tv farà di certo bene. Avrò più tempo per leggere, sul comodino mi aspetta Margaret Mazzantini, mentre Diego Da Silva con il suo Non avevo capito niente è in dirittura d'archivio, bel libro però. Poi potrò ascoltare più musica, dedicarmi alle mie ricette e al correlativo sport per smaltirle ... insomma non sarà poi tanto male.
E poi all'improvviso arriva quel giorno in cui se non tutto, molto muore. Non te lo saresti mai aspettato. La morte delle illusioni, delle speranze e, quel che è forse peggio, delle emozioni. Qualcuno la chiama maturità, ma è un nome sbagliato, perché non denota adeguatamente questo momento fatto di durezza, cinismo, insensibilità. C'è chi crede che la transizione sia lenta, in realtà è un attimo, un infinitesimo per attraversare un confine che non vedi. Dopo, ciò che eri è là, alle tue spalle, vicino e lontanissimo allo stesso tempo. Non si può tornare indietro e forse anche potendo non lo faresti, non avrebbe senso. Gli anni diranno se questo passaggio è stato un giusto sacrificio. Ora, più che inutile, è davvero impossibile dirlo. Alle spalle fra le tante cose lasciate resta in particolare un rimpianto per l'ingenuità e la leggerezza, compagne di tanti momenti importanti che uno ad uno ne hanno disgregato i contorni. Ma è solo un attimo prima di voltare pagina per dirsi: "Coraggio, andiamo avanti, finché si può".
Piove...
Dopo una dura giornata di lavoro ieri sera ho pensato di fare due passi al centro della mia cittadina, così... tanto per respirare un po' e rilassarmi vagando senza una meta. Purtroppo - come direbbe Tardelli - non ci sono riuscito granché, perché dopo pochi passi ho dovuto mio malgrado ammirare la città ricoperta di cartelloni elettorali freschi di stampa. Volti giganteschi seriosi, sognanti, sorridenti o fiduciosi che mi squadravano da capo a piedi implorando un voto ora per il cambiamento, ora per la sicurezza, ora per le famiglie, ora per la giustizia. <<Perché ora?>>
Nel mentre Rachele cantava...
Ciao,che fai? mi vuoi?
ok,ti va?
di qua,ci sei? ne fai miracoli..
reciti bene
La colonna sonora mi sembrava ironica, così ho spento l'Ipod, perché non avevo voglia di sorridere, né tantomeno di continuare a pensare alle richieste di quei volti sui cartelloni. Così ho continuato ad andare a zonzo, finché mi sono soffermato a guardare con attenzione la vetrina di un pizzicagnolo curata come quella di una gioielleria. Scelto il mio diamante di formaggio sono entrato per comprarlo. La clientela in attesa al bancone discuteva - ahimé - di politica: <<...oni ha detto>>, <<...oni ha fatto>>, <<...oni siamo>>, <<...oni sono>>. Mi faceva uno strano effetto sentire sempre le stesse parole, gli stessi argomenti, gli stessi nomi, le stesse rime. Che brutta recita. Ma chi ha scritto la sceneggiatura? Un pensiero imperativo: <<Non entrare in discussione>>
<<Sì quello, me ne dia quattro etti, grazie>>. Ho pagato e sono uscito dal negozio sollevato e chiedendomi <<riuscirò a salvarmi dalla campagna elettorale? riuscirò a resisterle oggi?>>. Manco detto e incrocio un ex collega dell'università, ciellino, che ho sempre considerato poco più che un coglione. Credo che lui ricambi da sempre ed allo stesso modo la mia stima nei suoi confronti, per questo ogni volta ci evitiamo con piacere: un saluto da lontano, un cenno con la testa rispettoso, formale e vicendevolmente ipocrita.
Stavolta però mi è venuto incontro sorridente e capisco. <<Allora da che parte stai in questa campagna?>> ha esordito senza un ciao <<Mah... boh... vedremo>> tagliando corto. <<Io sto appoggiando il movimento di Ferrara>> ha replicato con un tono entusiasta. Cosa rispondere? 'Sticazzi? Ecchisene? Peggio per te? Per poi passare un'ora a discutere con questo elemento? No. <<Chi?>> cascando dalle nuvole. <<Ferrara, Giuliano Ferrara, non pigliarmi per il culo>>. Ho cercato di non ridergli in faccia, poi ho replicato <<No figurati, non era mia intenzione e la domanda ti assicuro che è lecita: "Chi è Ferrara?" Il direttore de "Il foglio", l'ex ministro dei rapporti con il Parlamento del governo Berlusconi, l'autore di "Ai comunisti. Lettere da un traditore", l'opinionista di "Otto e mezzo", l'esponente della TV Trash, il bambino che stava sulle ginocchia di Togliatti? Chi? Ce ne sono altri? Mi sono perso qualche puntata?>>
<<Tanto lo so dove vuoi andare a parare... le solite stronzate>>
<<Ecco lo hai detto, le solite stronzate, vedi che siamo d'accordo. Dai scappo che è tardi, c'è la partita, semmai mi racconti meglio la prossima volta>> l'ho liquidato come il coglione che è, mi ha salutato senza il sorriso d'esordio e me ne sono andato pensando <Per fortuna non siamo arrivati a parlare della castrazione, quel che si dice culo>>,
ho riacceso l'Ipod
dig yourself
Bisogna sempre stare in Guardia, ma a volte non basta e allora arrivano i dubbi. Cosa non aveva di Speciale il Generale? Non l'ho capito, forse... Invece mi appare chiaro che qualcuno è (in)opinatamente (in)consapevolmente, (in)aspettatamente rimasto inVischiato, lasciando qualcuno di sasso, altri di pietra, uno solo di pietro...
Così tra provinciali visioni diverse, tra porcate e limpidezze, mentre trentatre vicentini trotterellavano in trentino per girare trentatre coltelli nella piaga di una vergogna (presunta? reale?), dall'est ci sentivamo osservati (Porca Putin!), dall'ovest incompresi, dal Sud maltrattati, dal nord ignorati, come se niente fosse.
Fermi! Non muovetevi! Forse non ci vedranno.
Inspirare, espirare...
Troppo tardi...
Ecco così che rimane poca voglia di sorridere, se non sardonicamente, pensando a chi incravattato gioca a Risiko con le vite altrui.
Soffiano venti (in)comprensibili, tutto normale quindi.
Avanti a dritta fra le nebbie del domani e che dio ce la mandi buona.

Vorrei davvero che le mie parole potessero avere la magia di raccontare la musica, ma so, anzi ho sempre saputo che così non è e non sarà mai. Perché nonostante suonino, le parole non sono musica e possono solo illuderci di imitarne l'essenza. Allora i mille vocaboli che posso combinare per descrivere questo disco saranno sempre un inganno. Inganno divenuto ai miei occhi palese quando ho riletto i termini, che l'ascolto mi regalava, caduti a caso su un foglio bianco, come foglie secche sul selciato.
Ho scritto queste parole un po' di tempo fa. Le avevo dimenticate. Non ho mai dimenticato invece i suoi protagonisti, che mi mancano ogni giorno che passa. Le ho ritrovate su un foglio accartocciato in fondo a un cassetto. Le ho rilette, limate e ora ho deciso di lasciarle qua dentro per chi avrà il tempo e la pazienza di leggerle, speriamo con indulgenza.
Avevo quattro, forse cinque anni quando sentii per la prima volta una sua canzone. Ricordo perfettamente quel giorno: mia madre mi affidò a mio zio che aveva una ventina d’anni e lui, per passare il tempo, mi disse: “Ascoltiamo un po’ di musica”. Il disco era “Non al denaro non all’amore né al cielo”, la canzone “Un giudice”. Ovviamente non capii il significato del testo, ma risi tantissimo alla frase “Un nano è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo.” Avendo il timore che potessi ripetere in altre occasioni il verso proibito, mio zio mi fece promettere di non dire niente a mia madre. Era un piccolo segreto, che ovviamente tradii ingenuamente canticchiando in completa assise familiare la canzone. Ricordo che mia madre si infuriò, mentre mio padre non faceva altro che ridere. In seguito fu proprio mio padre a farmi conoscere molte sue canzoni, dato che in macchina non ascoltavamo altro. “La canzone di Marinella” era fiabesca, “Volta la carta” una filastrocca, “Bocca di rosa” un acquarello, “La città vecchia” un’antica foto. E le parole si imprimevano nella mente, per sempre. Accompagnato dallo zio malandrino, ebbi anche la fortuna di sentirlo in concerto con la Pfm e benché sia passato tantissimo tempo è uno dei ricordi musicali più lucidi e belli della mia vita.
Con gli anni, crescendo, accanto alla musica scoprii e capii i significati delle parole. Questi diventarono pian piano un’architettura morale, che arricchivo giorno dopo giorno con le mie esperienze. Il pugno nello stomaco di “Tutti morimmo a stento” apriva uno squarcio di riflessioni profonde. L’umanità infinita de “La buona novella” mostrava un punto di vista poetico che aiutava a capire meglio. “Amico fragile” raccontava l’ipocrisia che già avevo imparato a conoscere. E crescevo. Canzoni come “La guerra di Piero”, poi, mi cambiarono letteralmente la vita, contribuendo a far di me quello che sono. Ma non fu da meno il disco “Indiano” che mi parlava al cuore da un’angolazione così vicina e al tempo stesso lontana, che è impossibile spiegare. E crescevo. Un’ estate la passai con “Creuza de mä”. Cos’erano quei suoni che tanto prufumavano di mare? Perché mi imbrigliavano e liberavano? Perchè sentivo che quelle vocali rotande mi aprivano un mondo? E crescevo. Così come mio zio fece con me, trascinai mio fratello nelle sue canzoni, che divennero così anche una colonna sonora di vita collettiva. C’erano sempre. Ricordo una festa in una cantina in un freddo inverno. Rita suonava la chitarra e cantava. In un attimo di silenzio mi venne in mente “Rimini”, iniziai a fischiarla, Rita mi seguì con la chitarra per poi cantare insieme “Teresa ha gli occhi secchi guarda verso il mare per lei figlia di pirati penso che sia normale…”; e alla fine alcuni chiesero “Ma di chi è questa bella canzone?”. E crescevo. Comparvero "Le Nuvole". La prima volta che ascoltai “La domenica delle salme” rimasi pietrificato dalla forza del testo. Il dolore come una pietra, viatico per raggiungere la forza del pensiero. La poesia un “pettirosso da combattimento”. E crescevo. Arrivò un altro concerto, diverso dal primo in un’atmosfera quasi familiare, si era tra amici, si stava bene. Qualche anno dopo, dopo lunga attesa sentii “Anime Salve”. Spiriti solitari disegnati indicando ora l’inutilità dell’odio, ora la stupidità del pregiudizio, ora la necessità di un cambiamento.
C’era sempre un passo in più nelle sue storie. Un passo in più che non dimenticava quelli già fatti. Un lungo itinerario in solitaria moltitudine. E crescevo. Il terzo concerto fu il più ricco di storia, memoria, emozioni con accanto una persona che come me condivideva l’amore per la sua musica e la passione per i suoi testi. Non sapevo, nessuno sapeva, né poteva immaginare che di lì a breve questo cammino si sarebbe interrotto bruscamente. La notizia mi arrivò qualche settimana prima, verso Dicembre. Un amico giornalista mi disse “Faber non ce la farà”. Il triste annuncio iniziò a circolare, di bocca in bocca, con discrezione e preoccupazione come se riguardasse una persona cara ed in effetti era proprio così. La tristezza di quell’undici Gennaio 1999 la ricordo bene, così come ricordo sempre cosa ha significato e significa per me la voce di Faber. E continuo a crescere.
***
"Anime salve è un disco il cui significato deriva dall'etimologia delle due parole: vuol dire "spiriti solitari". È un elogio della solitudine. Mi rendo conto che non tutte le persone possono stare da sole. I vecchi, gli ammalati, i politici; il politico, da solo, è un politico fottuto. Però credo che, per chi se lo può permettere, sia meglio vivere il più possibile appartati, perché si ha più accordo con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili; è fatto di alberi, di colli, di mari... Accordandosi con il circostante si ha anche la possibilità di impararsi meglio, di conoscersi meglio e, conoscendosi meglio, si riesce più facilmente a risolvere i propri problemi e, forse, anche quelli degli altri. Ora, sono l'ultima persona a poter dare un consiglio a qualcuno, me ne vergognerei. Però dico che il più possibile si vive da soli, meglio si vive: prima di tutto, non si fa del male a nessuno; in secondo luogo, difficilmente te ne fanno. Quello che veramente mi fa paura sono le aggregazioni, le consociazioni: è al loro interno che nascono i germi delle violenze, perché le aggregazioni si danno delle regole, per rispettare le quali creano le polizie; i capi fanno sì che le altre associazioni non possano interferire; si creano così gli eserciti. A partire dalla bocciofila, tanto per dire, per passare al Lions Club e arrivare fino allo stato. Questo ho sempre pensato. Non vuole essere un elogio della solitudine in senso assoluto, dell'anacoretismo. Sono il primo a dire che ho molti bisogni da espletare e lo faccio, di solito, attraverso il contatto con i miei simili. Sono bisogni di carattere spirituale, economico, sessuale, culturale. Dopo, tutto sommato, è meglio tornarsene a vivere in contemplazione di se stessi. Questo ho imparato e lo trasmetto anche a voi."
Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 - Milano, 11 gennaio 1999)
Un giorno ci si scorda della finanza creativa e dei problemi creati, si sorvola un partito unico, ma è subito “partito”, ma non è il solo. Così senza il maggiordomo si profilano ritorni - non sperati - a cavallo di una erre “made in Sondrio”… ahi un dolore in ipocondrio. Domanda di primo acchito: tagli agli enti locali o risparmio della spesa pubblica? Questo è il dilemma, ma l’ANCI insospettito bestemmia e già pensa all’ICI. E la benzina aumenta, io, mi sa, prendo la bici. Condono o senza dono? Bah … oggi nessuno ti regala niente per niente, tranne il decoder per la digitale terrestre, chissà perché. Forse è una ragione simile a quella che rende secondarie le primarie. Mah... volsi così colà dove si puote cio che si vuole e più non dimandare. Già c’è ben poco da dimandare, specie se sei debole di costituzione. Allora io vaglio di costituzionalità!!! Ma l’erba vaglio non esiste neppure nel giardino del re, in quello del sol ogni tanto, lo chiamano emendamento, ma è altro. Si può fare, del resto loro cercan’ la riforma elettorale. A che pro? Il pallone è mio, non gioco più, me ne vado. Alternative: libera confusione negli schieramenti? Foggia di mal di testa proporzionale? No, orchite maggioritaria e pioggia di emendamenti.
Almeno un deficit è possibile? Anche troppo, grazie. Una volta il buco era solo quello della Polo, un buco di menta che non mente. A proposito … taglia e Ricucci più in fretta, ricorda Carneade e declina i nuovi “verba volant”: “io fazio tu fazi egli fazia”, “io intercedo tu intercetti egli multa”, “io dimetto, tu dimesso, egli immesso”. Senza fretta però ed ora … aspetta … arrivano: OPA, DPEF, PIL, ICI, CO.CO.CO, RAI, CEI, UE, CO.CO.PRO. Ne manca uno: A.A.A. allergia all’acronimo. Da sommare all’idiosincrasia del doppio, passerà? Se solo Tronchetti Provera s’accontentasse di due cognomi. Ma intanto il Pakistan nessuno sa dov’è e Sergio ormai non c’è. E Lapo? Tutto suo nonno.
Un tempo si diceva tabula rasa, oggi si preferisce usare il termine reset, ma il significato tutto sommato non cambia. Ogni tanto c'è bisogno di riavviarsi, di cancellare tutto dalla mente, di fare ordine per ricominciare. Quando bisogna farlo in realtà non si può mai sapere per certo, ma stando attenti lo si può avvertire leggendo certe piccole sensazioni. Ognuno poi ha i suoi codici e tempi per capirlo. Io è da un po' di giorni ripeto a me stesso che mi servirebbe fare tabula rasa ed ora il caso mi ha regalato una piccola occasione per riuscirci. Dunque la colgo e stacco per qualche giorno dal web per dedicarmi a me stesso, recuperare energie, fare una piccola catarsi. Nel salutare i gentili navigatori che di tanto in tanto passano da queste parti, lascio, in forma di immagini e parole, un pezzetto di questo percorso che ho già cominciato. A presto.
***
Tra i rami
Filtra tra i rami curiosa, è una bambina.
Discreta ad essi si sposa ogni mattina.
Nulla sa o vuol fermare il suo cammino
Rivolto a ininterrotte terre di conquista.
E se l'eterna notte è il suo destino
Il mio è solo poter dir d'averla vista.
kappa_pera in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi turchesi
gulliveriana in Lampi democratici
utente anonimo in Lampi turchesi
astime in Lampi turchesi
utente anonimo in Retorica
visitato *loading* volte
| Blog: |
| burning bright |
Topics: |
| music, policy |