leggere, ascoltare, vedere, pensare, sognare . . .
Mi piace fare il consulente aziendale perché è un lavoro intenso, dinamico, pieno di sorprese, anche se non sempre piacevoli. Qualche giorno fa, ad esempio, mi sono ritrovato catupultato in una serie di problemi imprevisti perché imprevedibili, che mi hanno costretto a prendere armi, bagagli e montare sulla mia macchina per affrontarli di petto.
Ho macinato chilometri su chilometri lungo antichi paesaggi della mia terra densi di un fascino ineffebile. Con occhi nuovi, dimenticando quello che già avevo visto, mi sono soffermato sul volo delle poiane, sulle viti coltivate ordinatamente, sull'disarticolazione della crescita degli olivastri, sugli alberi inclinati dal vento, sulle distese a perdita d'occhio di macchia mediterranea, sulle montagne che precipitavano al mare, sui nuraghi arroccati e isolati, sui confini netti dei colori del paesaggio persi all'orizzonte. Fermarsi poi nei paesi del centro Sardegna regalava sempre una scoperta come un murales (eccone un altro).
Miliardi di sensazioni indescrivibili mi hanno rapito per giorni. Sì, c'era il lavoro, ma farlo a contatto con quella natura selvaggia, libera e inviolata davanti a me era un motivo che alleggeriva il cuore da ogni pensiero. Uno dei momenti più belli è stato un tramonto sui monti di Laconi, un piccolo borgo nel centro dell'isola. Il sole si stagliava nel cielo fra mille colori, fra i quali prevaleva un giallo oro su tutto l'orizzonte.
Venerdì sera al mio rientro ero distrutto per questa settimana lungo le strade, spesso dissestate, dell'Isola, ma allo stesso tempo quasi esaltato per tutto quello che avevo visto. Ho acceso il pc e ho visto i vostri commenti al mio post dell'8 Luglio e sul momento avrei voluto rispondervi, salutarvi e ringraziarvi (lo faccio adesso). Ma poi la stanchezza ha prevalso. Il giorno dopo era una bella giornata di sole. "Si può stare a casa in un giorno così?" No, non si poteva. Sono ripartito e stavolta nemmeno il lavoro poteva distrarre il mio sguardo. Oggi, rientrando, non c'è un briciolo di malinconia dentro di me, ma una sorta di nuova energia.
Ultimi lampi dell'anno
"Cosa farai a Capodanno?" Questa domanda inizia solitamente a serpeggiare verso la fine di Novembre e quando mi viene rivolta normalmente mi inquieta e la prima cosa che penso è: "Capodanno? Di già!". Un anno, infatti, vola ormai così in fretta che neanche me ne rendo conto. Comunque di solito non mi pongo il problema e decido sempre all'ultimo momento, mantenendo sempre l'impegno in queste occasioni di evitare accuratamente cenoni di fantozziana memoria. Preferisco godermi queste ore in compagnia di poche persone fra un brindisi e l'altro, in attesa magari di concludere la serata con uno spettacolo di fuochi d'artificio. Però ho sempre cullato un piccolo desiderio che spero un giorno di poter realizzare, infatti mi piacerebbe poter passare queste giornate a Vienna. Forse perchè ho visitato la capitale austriaca d'estate e avrei preferito godere dei piaceri della Sacher Torte con un po' più di freddo. E poi Vienna mi richiama naturalmente alla mente questa festività, soprattutto per il concerto che puntualmente la Wiener Philharmoniker regala ogni anno durante il Silvesterkonzert caratterizzato dai deliziosi Valzer di Strauss, fra cui in particolare "Il bel Danubio blu".
Anche quest'anno dovrò rimandare questo desiderio, ma alla fin fine non sono così dispiaciuto perchè andrò a Firenze, una città che adoro ogni volta di più. E ci sarà anche la musica, non quella di Strauss, ma della Palast Orchester al Teatro Comunale domani notte. Quest'orchestrina capitanata dal cantante Max Raabe, fondata nel 1984 a Berlino, presenta un repertorio basato su musiche da ballo degli anni '20 e '30, con uno stile glamour, ironico, talvolta lievemente snob. Spero in particolare di sentire e - perchè no - ballare alcune canzoni del repertorio di Kurt Weill. Insomma penso che sarà una serata diversa, un capodanno diverso, da passare diversamente, ma sempre con la mia Lei, che poi è quello che conta più di ogni cosa. Dunque si parte per un po', ma prima lascio un augurio di Buon anno a tutti i navigatori della blogsfera e non.
L'uomo e il mare
Oggi fa freddo, l'inverno bussa alle porte, allora ho cercato un po' di sole e l'ho trovato in una bella foto dell'isola dell'Asinara che conservavo da tempo in uno dei miei tanti cassetti. Ma più che il sole ho trovato il mare.
Il mare da sempre è nei pensieri dell'uomo: amato e temuto, sfidato e rispettato. Metafora dell'animo e forza della natura. Il mistero è anche nei suoi fondali, giacchè l'uomo ha conquistato lo spazio, ma non conosce i suoi abissi. La fossa delle Marianne è più lontana della luna.
Ha separato ed unito i popoli. In Sardegna le incursioni dei popoli del mare spinsero gli abitanti verso l'interno. I fenici, invece, solcavano le acque con abilità e l'astuzia dei commercianti. Il mare fece crescere porti, traffici, città e sfide come quelle di Colombo e di Achab. Dava ricchezze dal sale, al pesce, ai traffici con l'oriente. Ma allo stesso tempo le inghiottiva e dispensava dolore, quando qualche sfortunato vascello incontrava tempesta o un incauto esploratore ne sfidava le profondità o le onde.
Ma il mare da sempre ha anche affascinato poeti, scrittori , che hanno perso il loro sguardo nel blu ora calmo ora infuriato. Alcune parole le ho volute riportare in questa pagina. Non è mio regalo, ma è il loro.
Orbene poi che noi fummo discesi alla nave ed al mare, per prima cosa al mare divino spingemmo la nave, e nella nera nave ponemmo albero e vele, e prese le bestie, su le facemmo salire, e noi stessi montammo angosciati versando pianto copioso.
Allora dietro la nave dalla prora turchina Circe dai bei capelli, terribile dea cantatrice, a noi favorevole vento mandava che gonfia le vele, compagno eccellente. E noi dopo avere disposto lungo la nave ogni singolo attrezzo, stavamo a sedere; ed il vento e il pilota guidavan la nave.
Di essa, che andava sul mare, per tutto il giorno le vele eran state distese. Il sole s'immerse e tutte le strade s'empivano d'ombra, ed essa giungeva ai confini là dove scorre con l'acque profonde l'Oceano.
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L'accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!
***
Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.
***
"Tutte le strade finiscono al mare," gli dicevo, "dove ci sono i porti. Di là ci s'imbarca e si va nelle isole, dove gli stradoni riprendono."
***
Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce, il
corallo, il glutine, l'erba, i giunchi, e
l'alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù, o
arrancano lenti sul fondo,
Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d'aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
Lo squalo dall'occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
E passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell'aria così
densa che tanti respirano,
Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui
o all'aria sottile respirata da esseri che
al pari di noi su questa sfera
camminano,
Il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.
***
Il mare è tutto calmo
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo
conosce la strana impressione di stare all'asciutto sotto la superficie
e il timore di uscire per non bagnarsi.
Un sommozzatore, a guardare in sù quando piove,
scorge un'infinità di mobili minuscoli spilli che traforano l'acqua.
L'acqua dolce, lentamente mischiandosi all'acqua salata del mare,
crea una zona di distorsione ottica nello strato superficiale,
come raggi di calore dondolanti sulla terra arroventata.
Nelle acque sotto costa, durante gli acquazzoni,
abbiamo notato una straordinaria agitazione tra i pesci.
Vanno matti per la pioggia.
Quando cade, i più piccoli sfrecciano in tutte le direzioni,
e dal fondo escono sarghi solitari che si arrampicano
e si tuffano, descrivendo incredibili acrobazie.
Muggini e branzini volteggiano freneticamente sotto l'ebollizione della pioggia.
Stanno ritti sulla coda con la bocca aperta,
quasi per succhiare l'acqua dolce.
Le giornate di pioggia in mare sono giorni di festa."
Jacques Yves Cousteau °°°
° contributo di emily
°° contributo di pescetrombetta
°°° contributo di strega
Rientro

Due giorni di fuga fra
boschi e colline,
nocciole e castagne,
pioggia incessante e squarci di luce,
letture di Pessoa e Achmatova,
musiche di Charlie Haden, Elliott Smith e Chopin.
Rientro, ma vorrei ripartire ora, adesso, subito, sempre, ovunque.
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